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LA STORIA DEL CARNEVALE

La parola CARNEVALE deriva dal volgare e significa "carne levare" riguardo al fatto che con il "carnevale" s'indicano i festeggiamenti che precedono l'inizio della Quaresima quando poi è vietato mangiare carne.
Il primo giorno del Carnevale è fissato in base alle prescrizioni ecclesiastiche.
L'inizio può essere il 1°gennaio, il 17 gennaio (S. Antonio) o il 2 febbraio (festa della Candelora), e si protrae fino al mercoledì delle Ceneri (nel rito ambrosiano, fino alla prima domenica di Quaresima).
Il Carnevale in Europa è stato per secoli una festa di inizio dell'anno. I suoi scherzi e i suoi riti rappresentavano la fine dell'anno vecchio e l'inizio del nuovo. Era una festa d'origine contadina: nella metà di febbraio moriva l'inverno e si avvicinava la primavera e così con il carnevale un ciclo di stagioni finiva e un altro ne incominciava. Un corteo di maschere faceva parte delle celebrazioni di carnevale ed erano fantasmi o anime di morti che stranamente rassicuravano la gente perché offrivano la protezione ai vivi e al raccolto.
Durante il Medioevo, il clero tollerò le feste popolari, anche le più grossolane.
Nella sua descrizione del Carnevale di Roma Goethe mette in evidenza il carattere eccezionale di questa festa che la rendeva diversa da tutte le altre feste religiose: "il carnevale di Roma non è una festa che si offre al popolo ma bensì una festa che il popolo offre a se stesso".
Il carnevale di Roma, dunque, per Goethe non era una festa organizzata per colpire il popolo ma era proprio il popolo ad avere l'iniziativa del divertimento.
Durante il Carnevale tutti si consideravano uguali; il senso di estraneità spariva e si stabilivano forme di comunicazione che abolivano ogni distanza.
A partire dal quattrocento, il Carnevale subì una serie di attacchi.
Dopo i tentativi di cristianizzazione per merito di moralizzatori come il Savonarola, sia la Controriforma, sia le Chiese cercheranno di sopprimere questa festa sicuramente troppo pagana.
Durante i secoli, il Carnevale, ha stimolato la nascita di celebrazioni, in cui venivano evidenziate le lotte fra varie parti di una stessa Città (quartieri, rioni, come ancor oggi avviene ad esempio nella battaglia delle arance di Ivrea), o fra classi sociali diverse dei cittadini.


LE MASCHERE


Arlecchino: apparve inizialmente come una creatura infernale. Un monaco inglese del XI secolo raccontò di aver visto una notte Arlecchino con il suo corteo di demoni. E’ nel 600 che Arlecchino divenne un personaggio da commedia che recitò le parti di servo sbadato e sguaiato. Il suo costume cucito con pezze è un simbolo perché arlecchino ne fa davvero "di tutti i colori".
Pulcinella: è una maschera tipicamente napoletana vestita di bianco con maschera nera che diceva di essere stato covato da una chioccia come il pulcino a cui allude il suo nome. Molte commedie lo rappresentano in modo discordante. Intelligente e ridicolo, abile e inetto. La spiegazione di tanta incoerenza può trovarsi in una frase da Pulcinella sempre ripetuta "fatto strummolo sono del mio destino" e voleva dire che non solo le condizioni della vita ma anche il carattere e gli atteggiamenti degli uomini cambiano sotto i colpi del destino.
Balanzone:è la maschera tipica di Bologna, dottore saccente e ciarliero. E' un personaggio burbero e brontolone che fa credere di essere un gran sapiente, ma molto spesso truffa la gente. La storia dice che è un avvocato ed un professore che ha studiato all'Università di Bologna. La sua maschera è una presa in giro per tutti coloro che si vantano del loro sapere appena si presenta l'occasione.
Pantalone: è un vecchio mercante veneziano avaro e brontolone. Crede solo nel denaro e nel commercio: autoritario e bizzarro è però facilmente raggirato dalla moglie e dalle figlie.
Brighella: è una maschera di Bergamo. E' un giovane servo attaccabrighe e furbo. Il suo nome è nato dal fatto che per lui è facile litigare con le persone.
L'unica maschera femminile è
Colombina, briosa e furba servetta. E' vivace, graziosa, bugiarda e parla veneziano.

 

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